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MUHAMMAD BANNIS

L'estetica della poesia araba moderna nell'ambiente mediterraneo


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Nel 1961 si tenne a Roma una conferenza sulla letteratura araba contemporanea. Nel discorso inaugurale gli organizzatori, Ignazio Silone e il prof. Levi Della Vida, mostrarono un particolare interesse per l'esperienza letteraria nel mondo arabo moderno e per i suoi possibili sviluppi, sia nel contesto locale che in quello mediterraneo e mondiale.
In apertura dei lavori della conferenza, Ignazio Silone prendeva spunto dal progetto per una letteratura mondiale di Goethe. Silone nel considerare lo specifico della conferenza, affermava che l'umanità aveva bisogno di riconoscere la diversità delle culture, prima di procedere ad una visione unitaria delle stesse, poiché "accomunarle sarebbe stato prematuro, chimerico, senza reale fondamento".
Il metodo di Silone nell'accostarsi alle culture non si distaccava dal progetto mondiale, pur avendo un approccio diverso nei confronti della letteratura araba, che proprio in quella fase - come affermò Levi Della Vida - guadagnava un "posto accanto alle grandi letterature contemporanee". Era necessario dare rilievo al fatto che "negli ultimi cinquant'anni la letteratura araba aveva conosciuto una straordinaria ripresa", e Levi Della Vida, contrariamente a molti orientalisti, sosteneva che lo sforzo degli Arabi per consolidare e rafforzare l'unificazione passava necessariamente attraverso l'uso della lingua classica.
La questione era assai problematica: la letteratura veniva posta alla testa del rinnovamento artistico che procedeva di pari passo con quello politico e sociale, verso cui il nostro mondo tendeva.

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Parlo di quella lontana esperienza per ricordare la continuità dei rapporti esistente tra l'Italia moderna e la letteratura araba, e per evidenziare che il Mediterraneo è nell'orizzonte della creatività poetica araba moderna. Quella conferenza nasceva da una lunga storia di legami fra l'Italia e la letteratura araba, e si fondava su una visione dei rapporti con le culture vicine che l'Italia andava concependo. Tale visione ha oggi trovato la sua nuova definizione nel termine "pensiero mediterraneo".
Il legame fra la poesia araba e il Mediterraneo è assai antico. Ne ricordiamo la manifestazione più evidenti, quali il difficile dialogo con la poesia greca e la presenza araba in Sicilia e in al-Andalus. Oggi sappiamo che quel dialogo rientra in una legge generale, che riguarda tutte le culture. Esso segna la peculiarità della lirica araba, la sua indipendenza, strutturale e di contenuto, rispetto alle creazioni dei maggiori poeti greci, sia epici che drammatici. Si tratta, dei circoli metafisici delle civiltà descritti da Roland Bart. Questa peculiarità supera le discussioni parziali e insensate sulla visione poetica universale. La presenza araba, in Sicilia o in al-Andalus, è l'atto creativo che ha reso fertile l'intreccio di influenze delle civiltà rappresentando un modello ineguagliabile nella storia del Mediterraneo.
Tale presenza non produsse solo accadimenti storici, ma stimolò lo scambio lirico fra le due sponde. In epoca moderna, il Mediterraneo rappresenta l'avvenire della poesia araba, ad esso si è rivolta per cercare un modo nuovo di definire le cose e stabilire un nuovo rapporto tra il sé e l'altro. Non c'è da stupirsi: Damasco, Beirut, Alessandria, Il Cairo, Tunisi, Algeri, Tetuan, Tangeri, Fes, sono città mediterranee abitate da anime poetiche attratte dai nomi delle cose che definiscono l'essenza e il mondo. L'esperienza lirica araba moderna è pronta a tessere per il Mediterraneo un futuro nell'immaginario poetico.

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Siamo alla fine del millennio e la riflessione su noi stessi e sul mondo si va esaurendo. La poesia araba è molto diversa da quella di inizio secolo; assieme all'estetica ha assunto caratteristiche mediterranee. I poeti, siano essi arabi, mediterranei o di altre aree, si occupano della questione della poesia del nostro tempo guardando all'aspetto umano che ci condiziona sia sul piano del pensiero che del linguaggio.
Non basta evocare situazioni individuali o nazionali. Sarebbe poco rispetto alla potenza del pensiero poetico arabo che, al pari delle poesie dell'opposta sponda, modella il futuro del Mediterraneo.
Mi riferisco ad un'estetica coraggiosa che parte dalla conoscenza della questione poetica e dei livelli più reconditi del sé e dell'altro, della lingua e dei generi letterari, dei segni poetici e audiovisivi che aggrediscono l'umanità che è in noi da mane a sera.

Alla fine del secolo la poesia araba va vista alla luce di queste considerazioni. Aprirsi all'avventura dell'innovazione è un'esigenza della poesia stessa. Qui sta il segreto della storia recente, della questione del senso della poesia e della modernità, sia come esercizio testuale che teorico. Non è facile: la mentalità araba non ha ancora accettato il coraggioso tentativo del poeta arabo moderno di dare alla poesia la possibilità di un'estetica antitetica. Rimane estranea al progetto di modernizzazione, avviato ormai da un secolo. Il poeta prosegue nella sua avventura, senza fare concessioni. Egli tiene conto dei tempi che mutano e riformula la poesia alla luce dell'infinito, nella cui prospettiva si colloca definitivamente. Se per amor di quiete vorrebbe rinunciare all'avventura, pur esitando, si rimette in discussione.

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All'inizio del secolo, con ßubr…n ³al†l ßubr…n, la poesia araba moderna è segnata da dubbi e inquietudine. Non assolve più alla sola funzione estetica, la lingua non ha più la forza della purezza e dell'autenticità. Neanche le ideologie trionfanti hanno soggiogato del tutto la poesia. In un tempo in cui tutto muta, la poesia in segreto cerca quel che le serve. Se osserviamo la storia della poesia araba, notiamo che è stata caratterizzata dal continuo fermento, pur vivendo isolata, in una situazione politico-culturale che non le ha permesso di rompere con la tradizione. Nonostante tutto, la poesia ha saputo aprirsi un varco e scegliere direzioni nuove, resistendo e lottando contro il predominio nella poesia di valori a lei estranei.
L'innovazione poetica di ßubr…n è avvenuta contemporaneamente a quella di ³al†l Mi¥r…n e Am†n al-Ri|…n†. Senza formulare giudizi di valore, si osserva che il progetto di modernizzazione di queste esperienze - per la complessità della fase storica e degli stili poetici- non ha percorso una linea retta, ma un cammino tortuoso. Da Oriente a Occidente, un'élite di poeti arabi moderni ha affrontato la "questione" relativa alla imposizione della tradizione classica come cultura monolitica valorizzando la molteplicità e aprendosi anche alla poesia moderna europea e americana.
I poeti moderni, romantici e contemporanei, non si sono lasciati tentare dall'indolenza che coglie quando la poesia diventa solo un'eco, nell'enunciato e nella realtà, estranea al mondo poetico. Tra dubbi e perplessità, il poeta arabo moderno ha tentato di dare all'approccio conoscitivo il ruolo che aveva perduto. L'avventura dell'innovazione affrontava così gli ostacoli che si frapponevano lungo il suo percorso. Questa nostra critica, forse troppo severa, su certi aspetti dell'avventura dell'innovazione, non è dettata dal fatto che sia passato tanto tempo, né per lo sfumare dei pregiudizi che hanno pesato sulla poesia moderna. La nuova forza acquisita dall'estetica ha però influito sulle antologie di poesia araba moderna.
La visione critica acquisita dalla poesia araba moderna è indiscutibile. La coscienza poetica è critica per eccellenza, sia dei valori sociali e politici correnti, sia dei valori estetici e intellettuali comuni. Ciò dà alla poesia un ruolo dialettico considerato insolito dall'opinione pubblica tradizionale, e da chi ancora crede che la poesia assolva esclusivamente ad una funzione "estetica". Bisogna fare attenzione alle esagerazioni: quando parlo di coscienza critica o estetica, di critica della poesia, non intendo dare alla poesia una missione di rinnovamento puro e rigido. La lettura critica si riappropria della poesia araba antica, come di quella internazionale, per cambiare la visione di sé, delle cose e del mondo, in modo da risponder alle esigenze della sensibilità poetica araba. In questo senso, grazie ad importanti sperimentazioni, la poesia araba moderna ha iniziato a trarre benefici dalle esperienze acquisite nella sua storia recente, e il poeta è riuscito ad affrontare liricamente il discorso poetico.

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Quest'avventura nella critica estetica, è per me l'avventura della poesia aperta all'essenza. Dovremmo sbarazzarci del concetto razionale e psicologico d'essenza per arrivare al cuore della lirica. Il poeta è circondato da montagne di ostacoli linguistici non meno tiranni di quelli religiosi, morali, sociali e politici. È una strada difficile, assediata da mentalità e istituzioni ostili al poeta che desidera comporre liberamente per cercare una formula più personale e moderna.
Poco importa se la critica attuale continua a considerare la questione della forma poetica il solo criterio valido per rinnovare la poesia. Dovremmo distinguere fra poesia e critica. L'ascolto della poesia, nella sua realizzazione testuale, mostra quel che si intende per critica estetica, dove la poesia- come dice Pound - supera se stessa.
La poesia araba, la cui innovazione è legata alla questione della forma, è quella stessa poesia che ha fatto di quest'avventura un'esplorazione senza fine della sua essenza.
La questione dell'essenza, quindi, è centrale. È chiara nelle opere di poeti fondamentali, quali Badr Š…kir, al-Sayy…b, Adonis, Ma|m™d Darw†š e Sa'…d† Y™suf; la troviamo anche nei poeti precedenti la generazione degli anni '70. È difficile delimitare queste opere per la ricchezza della loro esperienza poetica, che supera le problematiche dei poeti romantici e anche quelle di alcuni poeti degli anni '50.
La poesia araba meraviglia per la forza innovativa e per la visione universalista che la rende mediterranea per eccellenza. Essa non è più vincolata dalle idee che la hanno dominata per un certo periodo, quali la relazione fra il sé e l'altro, l'identità e la purezza dell'origine. Queste tematiche sono oggi superate dalle esigenze intrinseche della poesia. Le problematiche che emergono in questi tempi sono diverse, eppure la critica non riesce a comprenderle.

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Se la teoria poetica, e, più in generale quella letteraria, vive un problema a livello internazionale, questo diventa doppiamente negativo per la critica araba ché deve fugare l'indolenza dei luoghi comuni fissati dalla critica degli anni Sessanta.
La poesia progressivamente entra a far parte del tessuto universale, sfidando la sua morte, in un tempo ostile, domina dal romanzo e dagli altri mezzi di comunicazione audiovisivi.
La poesia, ad Oriente come ad Occidente del mondo arabo, migra verso luoghi sconosciuti, cercando di proseguire l'avventura e superare le difficoltà che la ostacolano, mentre la critica non riesce ad ampliare il campo della sua ricerca. Purtroppo la critica distingue ancora tra Oriente e Occidente arabo. La critica araba, inoltre, è influenzata dalla tradizione che distingue tra la poesia in versi e quella in prosa. Ciò dimostra la povertà intellettuale e teorica di questa critica che arriva a confondere il "non poetico" con la propria concezione della poesia.
Chi segue il percorso della poesia araba osserva che i suoi confini geografici sono più estesi di quelli del mondo arabo, poiché l'esilio è una delle sue caratteristiche fondamentali: poeti arabi vivono, da diversi decenni, nei paesi della riva settentrionale del Mediterraneo, in Europa del Nord e in America. La geografia non è neutra e influisce nella elaborazione di un nuovo modello estetico; la conoscenza del movimento lirico mondiale e delle sue problematiche ha trasmesso all'esperienza poetica di alcuni poeti arabi una prospettiva universale. La "questione" supera la conoscenza enciclopedica: la poesia araba appartiene al mondo. Il poeta arabo non affronta problematiche del tutto differenti da quelle trattate dai poeti di altre nazionalità, anche se hanno storie e valori diversi. La conferma di quanto detto si evince dalle innumerevoli traduzioni della poesia araba, che le ha permesso di sperimentare la sua presenza nel movimento poetico universale.

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Alcune peculiarità, che possono sembrare incomprensibili al lettore non arabo, vanno messe in evidenza. Mi riferisco alla questione del rapporto tra lingua araba ed estetica. Da questo punto di vista, la poesia araba moderna ha un modello diverso da quelli universalmente riconosciuti. L'esperienza poetica in Cina o in India, due continenti poetici antichi e moderni a un tempo, è contraddistinta da una storia centrata sull'unità politica; lo stesso dicasi per l'Occidente, diviso in unità linguistiche che corrispondono, in linea di massima, ad unità politiche. La situazione politica nel mondo arabo è diversa. La poesia è scritta in un'unica lingua che, pur modernizzatasi nel lessico e nella struttura, mantiene antiche regole grammaticali rimaste immutate nei secoli. È tuttavia una realtà linguisticamente viva, che lega culturalmente i paesi arabi. Nel 1914 Sulaym…n al-Bus¥…n†, nel tradurre l'Iliade in arabo, evidenziava le caratteristiche della poesia araba nelle diverse regioni. Nell'introduzione all'opera scriveva: "L'animo degli abitanti dei paesi arabi conserva la tendenza alla semplicità della ß…hiliyyah . Gli Egiziani si distinguono per la dolcezza, le buone maniere e il carattere raffinato. L'eloquenza e lo stile connotano gli Iracheni che brillano per l'intelligenza tipica della gente del deserto. Gli Andalusi e gli abitanti del Maghreb erano sofisticati nello stile poetico e nel descrivere i giardini e la fertilità della loro terra. I Siriani uniscono la finezza degli Egiziani all'eloquenza degli Iracheni, ma non li superarno" .
L'opinione di al-Bus¥…n† testimonia che alla molteplicità dei paesi arabi corrisponde una loro diversità poetica, cosa che non ha impedito l'affermarsi di uno stile comune a più regioni. Senza dubbio, nel periodo moderno la situazione è cambiata. La poesia araba oggi ha superato la dicotomia tra la scuola di influenza francese e quella di influenza inglese, per diventare un movimento simile ad altri presenti nel Mediterraneo e nel resto del mondo.

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Critica estetica. È la definizione che più si avvicina alla ricchezza del poema arabo, non più chiuso nell'ambito dei suoi confini. Tuttavia la critica antitetica rimane isolata in una società dominata dai valori tradizionali; e in certe regioni è minacciata da movimenti ideologici reazionari. La critica estetica emana da una concezione distruttiva, raramente accettata come condizione di ogni nuovo atto creativo ribelle ai valori e al gusto comune. La minaccia proviene da situazioni complesse, in cui convergono problematiche linguistiche, religiose, estetiche e nazionalistiche. Per questo il poeta che persegue l'avventura dell'innovazione non riesce più a vedere la poesia come un orizzonte aperto. I suoi dubbi sul futuro della poesia araba moderna si moltiplicano. La stessa "mediterraneità", realizzata dai poeti arabi, è minacciata. La poesia non sfugge alla guerra delle lingue, delle idee, dei generi letterari o dei conflitti nazionalistici. Il mondo generato da questi contrasti contempla un tempo nebuloso nell'avventura innovativa dell'unità poetica.

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