Il sito della cultura araba

Nota Valutativa

Emanuela Benini


Esperta Direzione Generale Cooperazione allo Sviluppo

Ministero Affari Esteri

Il Progetto di Educazione allo Sviluppo "Donne Mediterranee" realizzato dalla ong GVC è stato cofinanziato dalla Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Affari Esteri, nell'ambito della Programmazione 1997, per cinque delle nove tematiche prioritarie:
Diritti umani, Razzismo e società multiculturale e valorizzazione delle culture nei PVS, Ruolo della donna nei processi di sviluppo, Rapporto tra migrazione e cooperazione, Cooperazione nel Bacino del Mediterraneo.

All'atto dell'istruttoria, svolta con la mia collega Bianca Maria Pomeranzi, Referente in DGCS per l'Ottica di Genere, il Progetto - fondato sulla testimonianza della letteratura femminile magrebina includendo l'inedita italiana tangerina Elisa Chimenti - era considerato innovativo poiché:
"Obiettivo dell'intervento è dare voce ad alcune Donne del Mediterraneo per fornire, in ambedue le sponde, una chiave di lettura ragionata sul concetto di interdipendenza, di interculturalità, di rispetto e dignità della cultura altra e superare il conflitto tra gli stereotipi della donna occidentale moderna e della donna araba subordinata…. In conclusione si ritiene che questa azione possa assicurare un modo nuovo di guardare alle relazioni con le culture che sono presenti nelle varie sponde del Mediterraneo, si tratta di dare valore alle esperienze ed alle conoscenze delle donne come soggetti e non soltanto come vittime della propria cultura. E' di particolare importanza il fatto che si intenda immettere queste esperienze delle donne in un circuito più vasto, con il chiaro scopo di far capire come le relazioni tra uomini e donne siano elementi fondanti di ciascuna cultura e come tali relazioni nascano da ruoli socialmente e storicamente definiti. L'azione indicata rappresenta il primo concreto passo per avviare una riflessione in termini di educazione allo sviluppo orientata alle tematiche di genere nel Mediterraneo. Si ritiene che questa azione possa avere delle ricadute sulle iniziative di cooperazione che si stanno avviando in molti paesi del Nord Africa e dell'Est del Mediterraneo. 1997 ".
Il progetto intendeva anche dimostrare come i luoghi di effettiva intercultura, come Tangeri, potessero essere d'esempio ai giovani per capire come impostare la convivenza multiculturale.

In quanto esperta di "cooperazione", attenta osservatrice di questo mondo, posso dire che questo progetto ha avuto, durante il suo corso, un taglio essenzialmente sperimentale, ha saputo guardare infatti con attenzione a quelli aspetti che determinano le modalità della convivenza, come:
§ il meccanismo analitico degli "sguardi incrociati" e il recupero della memoria, per il futuro;
§ l'emergenza di modi di vita nuovi, al crocevia tra retaggio culturale ed esigenze economiche;
§ la vivacità dell'associazionismo, soprattutto ad opera di donne, nello spazio magrebino;
§ le conseguenze legali della differenza tra jus solis e jus sanguinis nei rapporti privati e sociali;
§ il modo di interagire nel complesso spazio mediterraneo, oltrepassando il concetto di solidarietà
§ le modalità del "partenariato" economico, culturale, sinergico, valorizzando i rapporti sud-sud;
§ la valorizzazione della "cultura" e dell'intercultura, per prevenire l'incomprensione reciproca.

Il progetto, seguendo i requisiti della legge di cooperazione ha così sicuramente raggiunto, se non superato, i propri obiettivi. Per tale motivo, è stato presentato come esempio al Convegno "Le Mediterranee" organizzato dalla Commissione Pari Opportunità, a Napoli, lo scorso febbraio.

Inoltre, se le risultanze del progetto hanno fornito validi contributi per l'impostazione del Programma ONG Italia-Marocco che sperimenta nuove modalità di partenariato nel Mediterraneo, queste potranno anche alimentare la riflessione in atto, tra gli addetti ai lavori dell'educazione allo sviluppo in Italia nel mutevole scenario del terzo millennio, sul modo di affrontare la realtà interculturale mediterranea a casa nostra e nei paesi partner, in particolare per quanto riguarda gli attori in presenza e la delicata questione dell'ottica di genere.

Ma innanzitutto il progetto ha avuto il merito di mobilitare un nucleo rappresentativo della società civile e delle istituzioni, in Italia e in Marocco, attivando una vera e propria rete "mediterranea", motivata, che ha saputo superare ostacoli ed equivoci, operativa, e di grande potenzialità, ove sono stata coinvolta come rappresentante istituzionale, e come cittadina euromediterranea.