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Presentazione del progetto
Luigi Seghezzo
Presidente del GVC
(Gruppo Volontariato Civile)

Giungiamo oggi al termine del percorso formativo che ha avuto inizio con il seminario di Tangeri, in Marocco, che è passato attraverso i seminari di Bologna, Forlì, Sassari e Napoli. Un percorso davvero significativo, che ha raccolto consensi ed aggregato donne e uomini, soprattutto in Italia, di diverse nazionalità e culture.

L'odierna conclusione - indubbiamente di alto livello - deve comunque essere intesa come un rilancio delle attività. Nei prossimi mesi, infatti, l'equipe di lavoro sarà infatti nuovamente a Tangeri, dove incontrerà le nostre partner marocchine, alle quali va il merito di averci indirizzato e sostenuto in questo lungo periodo di lavoro e con le quali abbiamo stabilito un solido rapporto di amicizia e solidarietà.

Permettetemi una riflessione di altro tipo. Non possiamo, in questo momento, non rivolgere un pensiero estremamente preoccupato a quello che sta succedendo nei Balcani. Anche qui, faticosamente, grazie anche alle associazioni di donne di Bologna è stata creata una rete di donne che in questi anni abbiamo sostenuto, e che si è rafforzata. Ci avevano messo più volte in guardia - è vero - su quello che stava succedendo e sulle conseguenze drammatiche che avrebbe potuto avere. E così è stato. Ancora una volta la follia della guerra ha spazzato via quanto era stato costruito dalla società civile, con fatica e grande spirito di sacrificio. In tutto questo, una sola speranza ci consola: che le reti di donne che - costituite in collegamento con realtà di donne italiane - erano attive in Kossovo, si stanno ricostituendo in Macedonia, in Albania, in Italia. E questo, pur nel dramma che si sta vivendo, dà speranza per il futuro.

Assume pertanto un maggiore significato politico l'iniziativa che oggi, qui a Roma, vede compiere un'altra tappa importante del proprio cammino.

Il merito del successo di questa iniziativa va pertanto alle donne dei vari paesi del Mediterraneo che hanno collaborato con noi e ci hanno fatto capire cose importanti della loro cultura e delle loro tradizioni; ci hanno aiutato ad entrare in maggiore sintonia con una realtà mediterranea che spesso viene mostrata - e che forse vogliamo anche guardare - solo attraverso filtri che non ci consentono di comprenderne l'enorme ricchezza.

E vorrei anche ringraziare - se mi è permesso usare questa espressione - quella donna italiana, Elisa Chimenti, vissuta in Marocco all'inizio del Novecento, che ci ha lasciato una testimonianza scritta della sua esperienza che, se può non avere valore dal punto di vista del commercio letterario, per noi e per le nostre attività nelle scuole e con le donne rappresenta una testimonianza singolare ed importante di integrazione tra culture diverse, in cui il rispetto delle differenze culturali rafforza un legame di solidarietà e di comprensione dell'altro: un legame di convivenza.

È stata una scoperta importante aver potuto leggere e divulgare le esperienze di una donna che ha scelto di vivere, di lavorare e di integrarsi pienamente in un contesto come la Tangeri ed il Marocco del suo tempo: contesto che, per motivi che possiamo bene immaginare, non doveva essere certo facile.
Per questo abbiamo deciso di prendere esempio da questa donna straordinaria, dalle sue testimonianze scritte, semplici ma cariche di vita vissuta e di sensazioni percepite quotidianamente nei rapporti con le altre donne e con la società marocchina. È stato un insegnamento importante di convivenza civile, di integrazione e di accettazione e rispetto della cultura tanto diversa nella quale decise di vivere e con la quale si confrontò tutta la vita.
Elisa Chimenti è stata pertanto una figura simbolica dalla quale partire, uno spaccati di vita vissuta che ci ha accompagnato in questo percorso.

Parallelamente, e concretamente, coloro che hanno dato corpo all'iniziativa sono state le molte donne di notevole spessore culturale (scrittrici, pensatrici, esperte di questioni mediterranee e di genere), provenienti da altri paesi del Mediterraneo come dell'Italia, che ci hanno aiutato a capire meglio la società di questi paesi. Vogliamo credere che anche noi siamo riusciti a dir loro qualcosa di importante.

E se, nel lungo percorso formativo italiano di questo programma, siamo stati in grado di far cadere qualche pregiudizio, abbiamo sicuramente raggiunto l'obiettivo che ci eravamo prefissati.
Ma soprattutto crediamo che le donne coinvolte in tutte le attività organizzate nelle diverse città italiane ed in Marocco abbiano contribuito a consolidare quella rete di donne mediterranee che rappresenta veramente un ponte concreto e significativo tra le due sponde di questo mare. Sicuramente noi uomini abbiamo qualcosa da imparare in questo senso.

Speriamo pertanto, con questa iniziativa, di aver contribuito, nel nostro piccolo ad avvicinare pezzi di società civile italiana con quella dei paesi con i quali abbiamo lavorato ed allacciato rapporti significativi.

Prima di concludere, vorrei sottolineare un ultimo aspetto che ritengo particolarmente importante: la continuità che avrà questo programma. Infatti, esso si è via via arricchito di nuove idee e spunti di approfondimento, ma soprattutto ha creato molto interesse tra tutte le donne che vi hanno partecipato, rafforzando la rete formata da donne e da realtà italiane e degli altri paesi del Mediterraneo che vogliono continuare a lavorare assieme, rete che va sostenuta e incentivata.

Un buon programma non deve essere infatti solo qualcosa che, per quanto valido in termini di contenuti, inizia e finisce, ma deve comportare l'approfondimento di spazi meno conosciuti e il rafforzamento di reti di collaborazione e di relazioni già esistenti, per contribuire a consolidare quel rapporto di partenariato che tanto perseguiamo nei nostri progetti di cooperazione allo sviluppo ed il processo verso la costituzione, in Italia, di una società multiculturale che rispetti davvero le reciproche differenze.

Se siamo andati in questa direzione, questo è il miglior risultato che avremmo potuto ottenere. E se così è stato, dobbiamo ringraziare il lavoro concreto e di alto livello che è stato svolto dalle donne che hanno reso possibile questo percorso ed hanno organizzato e gestito tutte le attività.

Grazie, pertanto, a tutte coloro che hanno partecipato al progetto, e a voi tutti.