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Introduzione


Massimo Iannucci
Vicedirettore Generale per la Cooperazione allo Sviluppo
del Ministero degli Affari Esteri

Pur essendo grato, naturalmente, dell'opportunità che mi è stata offerta di introdurre ai lavori di questa giornata, vorrei premettere che sarei ugualmente stato lieto di ascoltare, in apertura, le parole della Senatrice Tullia Carettoni, Presidente del Forum delle Donne dell'UNESCO, della quale sono ben note l'esperienza, la competenza e la sensibilità sulle tematiche di cui oggi tratteremo.
Peraltro, il Ministero degli Affari Esteri (e in particolar modo chi al suo interno si occupa di cooperazione allo sviluppo) è da tempo aperto alla collaborazione con gli istituti di ricerca e gli organismi non governativi del nostro paese. Negli ultimi mesi questo fruttuoso rapporto è stato ulteriormente incrementato, con nostra enorme soddisfazione per gli apporti che abbiamo ricevuto e riceviamo dai soggetti con i quali siamo in più stretto contatto. Sempre meno, dunque, il Ministero trae indicazioni per svolgere il proprio lavoro esclusivamente dall'interno del bianco edificio in cui ha sede, e sempre più, viceversa, ascolta le voci della società civile italiana.
È per questo che saluto con particolare favore un'iniziativa come questa, con la quale l'Istituto Italiano per l'Africa e l'Oriente inaugura a sua volta la propria collaborazione con un'Organizzazione Non Governativa significativa come il GVC, con la quale noi stessi svolgiamo indagini in diversi altri settori e che gode della nostra massima stima.

Giungendo al tema del convegno che si apre questa mattina, comincerei con una constatazione. Si può dire che, tradizionalmente (e fino a tempi abbastanza recenti), la cooperazione italiana abbia agito nell'area mediterranea soprattutto nel campo della valorizzazione delle risorse naturali mediante infrastrutture e in quello della formazione professionale delle risorse umane.
Oggi, le emergenze e le azioni di sviluppo legate ai diritti umani, peraltro condotte con efficacia anche dagli organismi non governativi e dalla società civile, lo spirito della Conferenza Euromediterranea svoltasi a Barcellona nel 1995 e quello degli altri vertici "universali" hanno messo il soggetto umano - ed in particolare la donna - al centro dell'attenzione, e hanno mutato questa prospettiva.

Si stanno dunque avviando iniziative di partenariato lato sensu, al quale appartiene a pieno titolo il lavoro in rete tra soggetti molto diversi della società civile e delle istituzioni, fondato sul consenso attorno ai contenuti e alle modalità di azioni comuni.

La cooperazione italiana vuole da oggi investire su tre fronti, che ritiene fondamentali:
· la valorizzazione effettiva del ruolo della donna nei processi di sviluppo e l'importanza della sua sempre maggiore partecipazione nei processi decisionali a tutti i livelli (si tenga conto che in Italia, su 2 immigrati, 1 è donna);
· la crescita armoniosa e congiunta, in partenariato, della società civile e delle istituzioni sociali, a partire dal Mediterraneo (ovvero da una zona e da persone con cui condividiamo tremila anni di storia), per poi allargarla ad altri luoghi del mondo;
· la capacità di utilizzare un'istituzione come il MAE ed organismi come le ONG per la loro conoscenza dei vari livelli delle relazioni internazionali, allo scopo di interagire con le risorse umane rappresentate dagli immigrati nel nostro paese e di utilizzare le loro competenze all'interno di azioni di cooperazione.

L'Italia, per la sua posizione centrale - nel tempo e nello spazio - nel bacino del Mediterraneo, può elaborare, in rete con i suoi partner, validi modelli di partenariato lato sensu, da adattare anche altrove, proprio perché più di altri paesi conosce l'importanza della commistione che la popolazione italiana ha attuato per decenni "fuori casa" attraverso un'ampia emigrazione, e che ora ha la fortuna di poter valorizzare in casa propria. E anche - diciamolo - perché, in presenza di un'immigrazione recente, sono già largamente apprezzati alcuni suoi modelli culturali non condizionati dal retaggio coloniale.
Tutto ciò andrà messo in atto con l'aiuto del soggetto mediatore per eccellenza: le donne, che hanno un ruolo determinante nella costruzione della convivenza.

In quest'ottica, che ha mutato lo spirito e l'approccio della cooperazione italiana nell'area mediterranea, trovano, come dicevo, spazi sempre più ampi di collaborazione soggetti diversi: attori che fanno parte della società civile e istituzioni che della stessa società civile assicurano l'organizzazione. Ed in tale ottica si inserisce il progetto nell'ambito del quale è stato organizzato l'incontro di oggi: progetto sintomatico di una nuova maniera di fare partenariato in rete, sulla base di "sguardi incrociati", mettendo a frutto la ricchezza di varie realtà che operano in ambiente policulturale.

Questa molteplicità di referenti, insieme alla centralità della figura femminile, ci è sembrata la più idonea al raggiungimento dei nostri obiettivi, che potremmo illustrare, seppur sommariamente, in quest'ordine:
1. riflettere sulle prerogative comuni e speculari del ruolo della donna, nelle società mediterranee, sulla sua memoria attiva;
2. introdurre e promuovere una conoscenza approfondita della complessità e della propositività dei vari mondi islamici attraverso l'intervento di pensatrici e divulgatrici musulmane e del loro linguaggio transculturale;
3. trovare argomenti di consenso tra diverse realtà politiche e culturali, da approfondire insieme, a partire dalla scoperta della biografia e dell'opera di Elisa Chimenti, personaggio che prefigura i termini equi dell'intercultura;
4. giungere ad un dialogo fruttuoso su quelli che sono gli elementi di base dei rapporti all'interno delle società;
5. rendere i soggetti sociali, e soprattutto le donne, centrali nello sviluppo della società ed assicurare l'emergere della società civile come mezzo e fine della cooperazione.

Non per nulla questo progetto è stato ripetutamente citato e ricordato proprio in ragione del suo carattere sperimentale nel corso dei lavori del convegno Le Mediterranee organizzato dalla Commissione della Presidenza del Consiglio per le Pari Opportunità e svoltosi lo scorso febbraio a Napoli, nella prestigiosa sede di Castel dell'Ovo, tipica fortezza marina mediterranea in cui ognuno dei numerosi rappresentanti dei paesi rivieraschi presenti ha potuto ritrovare quella commistione fra pietra e mare così significativa ed inerente alla storia del proprio popolo.

In quell'occasione sono stati illustrati i progressi del lavoro in rete - una rete femminile - che è stato avviato per rispondere alle esigenze delle donne albanesi e palestinesi. A questo proposito, vorrei ricordare che questi stesso progetto ha agevolato la messa a punto di un programma di partenariato fra Direzione Generale della Cooperazione allo Sviluppo italiana, Organizzazioni Non Governative e diversi Enti Locali volto all'attuazione, tramite la collaborazione con ONG marocchine, di azioni di sviluppo improntate alla valorizzazione dell'ottica di genere.

I lavori del convegno di Napoli si conclusero con un generale consenso sul fatto che la presenza in Italia delle donne immigrate avrebbe dovuto portare al più presto ad una riflessione, nell'ambito generale della cooperazione italiana, sulle modalità di un loro coinvolgimento nei programmi di sviluppo che potesse valorizzare nel modo migliore il loro enorme patrimonio transculturale.

Mi sembra che nell'incontro di oggi si possa scorgere una netta affermazione di questo principio, che, come detto, coincide perfettamente con una delle direttive principali della nuova logica di partenariato che vogliamo sostenere. Si tratta, a mio avviso, di una priorità e, al tempo stesso, di una garanzia di qualità delle azioni di cooperazione Noi pensiamo infatti che il contributo della donna migrante debba attuarsi sia in fase di impostazione che in fase di realizzazione e di valutazione delle iniziative di sviluppo, così da poter costruire giorno per giorno una pace fondata anche sullo scambio dei valori culturali.

Siamo qui riuniti per riflettere sul recupero della grande risorsa che le donne rappresentano: le nostre esperte ce ne illustreranno qualità e modalità.
Le riflessioni che emergeranno da questa giornata potranno utilmente alimentare il dibattito che si svolgerà quest'anno attorno ai temi della cooperazione italiana, a partire da due appuntamenti fondamentali: l'imminente convegno sulla cooperazione decentrata (in programma per il 25 maggio) e la Conferenza sulla Cooperazione prevista per il prossimo autunno.

Per concludere, quindi, non mi limito a porgere alle relatrici, ai relatori e ai partecipanti un semplice augurio di buon lavoro, ma voglio rivolgere a tutti voi anche un invito a considerare i risultati e le conclusioni a cui giungerete al termine dei vostri lavori come una componente di primaria importanza nello svolgimento delle iniziative della cooperazione decentrata del prossimo futuro.