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Presentazione

Paola Melchiori

Prima di presentare le relatrici che mi seguiranno, vorrei sottolineare uno dei principali significati dell’“incrocio di sguardi” che vogliamo proporre questa mattina. Uno degli obiettivi che ci siamo posti, è quello di  mettere in discussione una serie di concetti che tutti noi usiamo in modo pressoché automatico, quasi senza rendercene conto. Le cosiddette “donne mediterranee” costituiscono il punto nodale di molti incroci, di molte reti articolate in spazi regionali, all’interno dei quali l’incontro di gruppi di donne ha reso possibile riconsiderare in un’ottica più ampia il reale valore di  molte determinazioni concettuali. Una di queste (per entrare nel cuore del nostro lavoro ) è quella che viene chiamata  “educazione allo sviluppo”.

Questa espressione talmente intrisa di una logica appartenente al mondo occidentale, eurocentrica, che appare  decisamente inadeguata ad indicare un rapporto con i paesi del Sud che si auspica diverso da quello che è stato per lungo tempo. Ecco, appunto, un esempio di ciò a cui dovrebbe portare la pratica dell’ “incrocio di sguardi”: cominciare a non usare più certe parole, o, usandole, a essere consapevoli fino in fondo di quale universo culturale e politico esse implichino. Non ho fatto questo esempio a caso: “educazione allo sviluppo” è la definizione sotto la quale è catalogata la finalità di questo stesso seminario. L’uso di certi termini si perpetua tenacemente anche presso gli stessi operatori del settore, e metterlo in discussione in apertura mi è sembrato doveroso, soprattutto considerando che abbiamo la fortuna, stamattina, di avere un folto pubblico di studenti.

         Le relazioni di questa mattina si situano proprio in questo tipo di logica, cercando di restituire una porzione di memoria a donne che hanno guardato in un modo diverso il loro ed il nostro mondo.

         Le prime “donne mediterranee” a rompere, anche attraverso la loro pratica di vita, una serie di schemi predefiniti sono state senza dubbio le viaggiatrici. Chiunque abbia voluto risalire nella memoria delle culture femminili mediterranee ha incontrato queste figure di donne in viaggio, che, trasferitesi in un mondo radicalmente diverso da quello di origine, vi hanno vissuto vicende intense e affascinanti. Ecco, noi cercheremo di restituire a queste donne anche un altro tipo di memoria, meno esotica, più profonda e, a nostro parere, più reale.

Un altro gruppo di donne che si è mosso nella stessa direzione sono le scrittrici moderne del Maghreb, donne che hanno recuperato la memoria di altre donne per dare voce a quello che accade nella metà invisibile di questi paesi.

Vi presento allora le relatrici:

Anissa Benzakour-Chami, che insegna letteratura all’Università di Casablanca, discuterà con noi i risultati delle sue ricerche. Chami  analizza  le opere dei grandi scrittori marocchini e maghrebini, alla ricerca dei tratti costitutivi della figura tradizionale della donna:, così come  sono stati costituiti dall’immaginario letterario maschile.

Giuseppina Igonetti, che si occupa di islamistica alla Scuola di Studi Islamici dell’Istituto Universitario Orientale di Napoli, ci parlerà delle opere di Fatima Mernissi e Malika Mokeddem, due scrittrici che hanno cercato di restituire alla storia del proprio paese la memoria delle donne del passato per poter guardare in un’altra ottica il presente e il futuro della loro civiltà.

         Con questi due interventi si concluderà la prima parte della mattinata, nella quale cercheremo appunto di toglierci qualcuno dei veli che ci sono stati appiccicati addosso.

         Nella seconda parte della mattinata, Emanuela Benini, che lavora al Ministero degli Affari Esteri e, fortunatamente, si occupa anche di intercultura, ci presenterà le tappe che hanno scandito il viaggio culturale di Elisa Chimenti, un’italiana la cui attivissima e dolorosa esperienza di vita, trascorsa quasi interamente a Tangeri, ci appare oggi come un ponte ideale fra diversi mondi mediterranei.

         Dopo avere scandagliato il passato più o meno remoto, concluderemo con uno sguardo sul presente: Samia Koudier, sociologa di Algeri che da otto anni vive a Milano, ci racconterà infatti la propria esperienza di donna e di studiosa che vive a cavallo di due realtà che, oggi più che mai, hanno bisogno di incontrarsi e di conoscersi.