Il sito della cultura araba

"L'incontro con l'alterità: paure, desideri, difese"
Lavorare su di sé per incontrare l' altro/a
Laboratorio formativo

Margherita Da Cortà Fumei

Premessa
Perché un laboratorio sull'alterità

Per quale ragione si è pensato di inserire un laboratorio formativo sull''alterità', all'interno di un seminario volto a 'documentare la ricca complessità del mondo ma-ghrebino', attraverso lo sguardo di donne delle società musulmane e di donne in viaggio o in esilio, tra le due rive del mediterraneo?
L'obiettivo esplicito del seminario era quello di far incrociare sguardi di donne medi-terranee attraverso la conoscenza di testi e di esperienze.
Interventi generali e gruppi di approfondimento avrebbero proposto ai/alle parteci-panti conoscenze, spunti di riflessione e stimoli per un lavoro didattico.
Tuttavia la conoscenza è un fattore fondamentale, ma non sufficiente per attivare la disposizione soggettiva ad incontrare l'Altro, l'altra persona, etnia, cultura, religione.
Non basta conoscere le caratteristiche peculiari di un altro/a per mettere in moto il desiderio dell'incontro.
Conoscere storia, cultura ed esperienze altrui non consente di smorzare le sensazioni di timore e di ripulsa che la diversità può suscitare.
Incontrare l'altro/a è possibile se si conoscono e si accettano le proprie paure, se non si celano i desideri, se si riconoscono le proprie difese.
L'ipotesi che ha portato a proporre questo laboratorio formativo sull''alterità', dun-que, è che l'incontro con l'altra/o sia possibile se la conoscenza razionale si coniuga con una più profonda consapevolezza di sé, dei propri vissuti, degli echi che la diver-sità può suscitare.

Uno spazio protetto e strutturato di elaborazione

Si è pensato allora di offrire, all'interno del seminario, a chi lo desiderasse, uno spa-zio protetto e strutturato di elaborazione, un 'setting' che consentisse ai/alle parteci-panti di guardarsi dentro, senza timore di essere giudicate/i; un'occasione per mettere insieme e confrontare paure, desideri, difese.
La conduzione del gruppo, la metodologia attiva utilizzata e il 'clima' creato avrebbe-ro costituito la condizione e la garanzia perché tale processo si avviasse.

Il clima dei laboratori

A Bologna, Forlì, Napoli, il laboratorio: " L'incontro con l'alterità: paure, desideri, difese" è stato attuato da circa sessanta persone: docenti di ogni ordine di scuola (e-lementari, medie e superiori), operatrici dei comuni e dei settori sociosanitari, studen-tesse, studenti .
Programma e metodologia simili hanno sortito risultati diversi con i diversi soggetti, ma ovunque si è creato un clima caldo, cooperativo, partecipato.
Tutti hanno lavorato oltre i limiti di tempo previsti, coinvolgendosi in prima persona ed esprimendo la gratificazione di poter dare spazio a parti di sé solitamente taciute.
Ciò che mi resta, anche a distanza di tempo, è la percezione anche fisica di quel calo-re, di quella disponibilità: gli sguardi pensosi di alcune, il rossore di altre, la voglia di comunicare e di dirsi di tutti.
In un gruppo si mescolavano età e generazioni diverse che hanno saputo ascoltarsi e dialogare (Bologna, Napoli). In un altro si confrontavano professionalità diverse (Forlì).
In tutti si é realizzata una operatività a volte febbrile: i tempi erano davvero ristretti anche solo per cominciare ad aprirsi, ma il desiderio era più forte, così tutti i gruppi hanno scritto, confrontato, elaborato, sintetizzato.


Il materiale prodotto

Non é possibile, per ragioni di spazio, dar conto di tutto il materiale prodotto in sole tre ore per ciascun laboratorio.
A titolo esemplificativo verranno riportati:
a) la presentazione e il programma proposti dalla conduttrice;
b) i testi prodotti in uno dei laboratori (Bologna);
c) le sintesi proposte dai sottogruppi;
d) alcune riflessioni conclusive.


a) PRESENTAZIONE E PROGRAMMA

Ore 14.00 Presentazione della conduttrice:

"Buon pomeriggio a tutte/i. Desidero cominciare questo laboratorio con voi presen-tandomi e spero che poi vorrete fare altrettanto. Come potremmo lavorare insieme senza conoscerci?
Mi chiamo Margherita Da Cortà Fumei, sono laureata in filosofia (con una tesi di lau-rea sul linguaggio come luogo dell'inconscio nelle opere di Jacques Lacan), sono do-cente di scuola superiore da venticinque anni, ma la competenza per la quale sono stata invitata a condurre questo laboratorio è quella di formatrice.
Da dieci anni ho iniziato una formazione di orientamento psicosociologico che si rifà alla matrice dello Studio di Analisi Psico Sociologica di Milano (A.P.S.).
Sto completando una specializzazione biennale: "Corso di formazione per formatori" a Brescia. Ho progettato e attuato corsi per docenti di ogni ordine e grado a Venezia, Verona, Pavia, Cagliari, Roma, Napoli.
Per citare i più recenti: "La relazione nei processi di insegnamento e apprendimento", "Metodologie e tecniche attive" nell'ambito del corso "Lingua e genere" "Identità, differenze di genere, sessualità nella relazione educativa" .
Sto attuando due moduli su " Comunicazione interpersonale e lavoro di gruppo " in due corsi postdiploma F.S.E. per "Assistente alla consulenza del lavoro e alla ammi-nistrazione del personale". Ho pubblicato recentemente: "ERAS: educare alla rela-zione all'affettività e alla sessualità. Metodologie e tecniche per una didattica attiva centrata sulla relazione".
L'ambito della mia competenza, dunque, riguarda la formazione dei docenti e, più in generale degli adulti, attraverso l'uso di metodologie e tecniche attive da esperire su di sé per imparare poi ad attuarle nel gruppo classe o a viverle nella realtà lavorati-va."

Ore 14.10 Presentazione dei partecipanti

"Vorrei ora chiedervi di presentarvi con: il vostro nome, l'ambito nel quale operate, eventuali esperienze di formazione e di uso di metodologie attive; vi chiedo inoltre di definire con tre aggettivi il vostro stato d'animo qui e ora."

Dopo la presentazione della conduttrice le partecipanti si sono presentate, a loro vol-ta.
E' emersa una grande ricchezza e varietà di esperienze formative (insegnamento di italiano a maghrebini, progetti multiculturali per la scuola materna ed elementare, corsi sulla cooperazione, gestione di una biblioteca interculturale, animazione nel comune, etc).
Ma ciò che ha contribuito a creare il clima più idoneo alla comunicazione sono stati i tre aggettivi che ognuna ha scelto per definire il proprio stato d'animo:
emozionata, curiosa, tesa, felice, strana, in attesa, sorpresa, contenta, confusa, felice, motivata, implicata, collaborativa, intrigata, impaurita, frastornata, attratta, scettica, ricettiva.

Ragione e sentimenti circolavano da subito nel gruppo, che nel breve spazio di mezz'ora s'era già costituito.


Ore 14.40 Programma del laboratorio

Conduttrice:

Obiettivo

"Dopo i contributi teorici ricchi e stimolanti proposti dalle quattro relazioni del mat-tino, il laboratorio si propone, attraverso l'uso di una metodologia attiva, di:
· consentire ai/alle partecipanti di attuare un'incursione nei propri vissuti emotivi ,
· favorire l'affiorare di paure, desideri, difese, cioè delle reazioni prerazionali e, for-se, preconsapevoli che l'incontro con l'alterità può suscitare ;
· favorire la consapevolezza e l'elaborazione di tali vissuti attraverso il confronto nel piccolo e nel grande gruppo.

Motivazione

"Certamente i/le partecipanti al seminario sono animati oltre che dalla curiosità intel-lettuale, dal desiderio di lanciare un ponte tra le due sponde, le culture e le diversità che all'interno degli stessi generi si evidenziano.
Qualcuno, inoltre, ne vorrà trarre alimento per un'attività didattica e formativa, co-munque interculturale. Ebbene, anche in questo ambito, noi riteniamo che la relazio-ne con l'altra/o sia possibile se alla consapevolezza critica, razionale, cognitiva (la conoscenza dei contenuti) si accompagna una più profonda consapevolezza di sé.
Si tratta insomma di lavorare su di sé prima di parlare ad altri di altri.
Oggi insieme possiamo appena avviare questo cammino.
Lavorare su di sé, in gruppo, richiede, come é noto, tempi assai lunghi.
Si è ritenuto comunque che valesse la pena almeno iniziare, con un piccolo segmento, che suggerisse una direzione, anche metodologica."

Metodologia

"Viene proposta pertanto una metodologia di lavoro attiva, che poggia sulla soggetti-vità delle/i partecipanti, sulla capacità di elaborazione del gruppo, in un setting protetto, garantito dalla conduttrice.

Esercitazione

"Poiché il tempo a nostra disposizione è di due ore, ho scelto per voi un'esercitazione che mi sembra utile per perseguire in questo breve tempo gli obiettivi sopra indicati.
Vi propongo dunque di lavorare su paure, desideri, difese nel modo seguente.

Ogni partecipante, individualmente, in 15 minuti proverà a soffermarsi e a riflettere su quali paure, desideri, difese, suscitino in lei/lui le immagini proposte al mattino di altre donne, altri uomini, altre culture, costumi, religioni...
Lascerà scorrere nella mente, senza censura, immagini, libere associazioni.
Trascriverà sulle schede anonime questo materiale (in duplice copia) anche in forma di disegno.
La scelta dell'anonimato vuole garantire la possibilità di esprimere parti più riposte di sé e tutelare la libertà della riservatezza.
Si può guardare dentro di sé senza timore di esporsi al giudizio dell'altro."


Nei venti minuti successivi le partecipanti hanno prodotto individualmente i testi sot-to riportati relativi alle paure, ai desideri, alle difese di ciascuno.


b) TESTI INDIVIDUALI PRODOTTI NEL LABORATORIO

Si riportano i testi prodotti nel laboratorio realizzato a Bologna (27 novembre 1998).

paure

· Paura di ciò che non capisco…Paura di dover mettere in discussione ciò in cui credo e a cui sono arrivata dopo un mio percorso laborioso e sofferto…Paura di dover reimpostare le mie idee, i miei modi di vita, le mie abitudini…Paura che tut-to ciò implichi fatica.
· Gli altri che mi guardano senza vedermi…Invecchiare…Il buio, una galleria, dei passi dietro me di notte …Qualcuno dietro una porta.
· Paura di essere 'invasa'. Di non avere più spazio…Paura di avere paura di ciò che non conosco…Paura della mia diffidenza che può diventare intolleranza…Paura del fatto che è stato più semplice indicare i desideri piuttosto che le paure.
· Perdermi…Paura che il confronto mi sbilanci…Paura di venire respinta o amma-liata.
· Paura di giudicare, di non capire (in senso empatico) …Paura di essere 'minoran-za' etnico-sociale (qui è facile perché sono 'loro' la minoranza, e se lo fossi io all'interno della loro cultura?).
· Ho paura della violenza sia fisica che psicologica…Paura di lavorare su me stessa.
· Verso gli uomini: paura fisica della violenza verso di me, paura della violenza ses-suale …Paura del mio razzismo.
· Paura di fare troppi discorsi e di non cominciare a fare qualcosa di positivo per le 'altre' donne.
· Paura di non essere accettata perché non condividi le regole imposte…Paura dell'isolamento, della solitudine…La non appartenenza.
· Paura di non essere compresa…Di perdere l'affetto…Di manifestare i sentimenti.
· Incomprensione…Integralismo…Violenza…Paura che la conoscenza causi non accettazione.
· Paura della superficialità e degli stereotipi …Ho paura ad approfondire i miei 'non risolti' perché mi sento impotente…Ho paura della paz-zia…Dell'irragionevolezza.
· L'incontro con la cultura islamica, in cui la donna è ancora oggetto e non ancora soggetto, risveglia in me ricordi di un'educazione autoritaria e la paura di un non affrancamento da essa…Paura della non emancipazione.
· Paura che tutti questi pregiudizi e differenze tra vari popoli, culture, etnie non vengano mai superati.
· Intolleranza…Fondamentalismi…Dominio…Malattie…Incapacità di comunicare.
· Presunzione …Puzze…Stereotipo.
· Subordinazione…Donna…Integralismo…Chiusura…Non rispetto… Non interes-se…Non ascolto …Stereotipi…Ignoranza…Desiderio di prevaricazio-ne…Pietismo…Desiderio di vendetta …Conservatorismo.
· Violenza, prevaricazione, omologazione, globalizzazione, integrali-smo…L'economia come unico motore del mondo.
· Si ha paura di ciò che non si conosce, di ciò che può minare la nostra sicurezza, le nostre certezze.


desideri

· Vorrei che tutti, in tutto il mondo, avessimo lo stesso colore di pelle. Mi illudo che, essendo tutti uguali fuori, potessimo anche essere più vicini dentro. Ma in re-altà so bene che vorrei questa uniformità di tinta solo perché questo calmerebbe un po' la mia paura del diverso: mi avvicinerei agli altri più tranquillamente.
· Conoscere il non conosciuto, gettare uno sguardo non mediato da stereotipi su cul-ture diverse, fondate su modalità di pensiero e di comunicazione differenti.
Evadere dal pensiero logico razionale, da una società basata sulla logica di merca-to e di produzione e massificata dai media.
Trovare in altre culture valori che noi abbiamo perso, concetti che non abbiamo mai conosciuto.
· Al giorno d'oggi sono molte le diversità, se così si possono definire, tra le diverse culture. Io vengo dalla Calabria e già quando sono arrivata qui ho notato che non tutti si comportavano bene con me. Quindi immagino che questi atteggiamenti siano rivolti soprattutto alle persone di nazionalità diverse. I miei desideri sono quelli di superare tutte queste discriminazioni; si dovrebbero rispettare tutte le di-verse religioni, culture e considerare tutti allo stesso livello.
Desidero guardare negli occhi un arabo, un africano, un indiano nello stesso modo in cui guardo un connazionale.
· Capacità di leggere gli elementi sovrastrutturali che ci separano: lingua, 'razza', colore della pelle etc.Valorizzarli come ricchezza , avendo presente la struttura comune.
Essere radicati in un humus talmente forte da non aver paura di perdersi, ma da potere, da eguali nella diversità, dare e ricevere.
Capacità di essere politeisti.
· Il mio più grande desiderio è andarmene. Dove non so bene, solo da cosa mi è chiaro: da una quotidianità che diventa sempre più pesante, sempre più fatta di obblighi, impegni, prestazioni. So anche di non esserne capace, ma mi piace u-gualmente crederci e sognarlo.
Inutile dire che vorrei viaggiare, fare esperienze nuove, conoscere persone nuove, diverse. In genere, però, non ne faccio niente. Progetto viaggi bellissimi che non farò, cerco compagni di viaggio sapendo già che non partiremo e poi, alla fine, faccio cose tranquille con vecchie amiche , o quasi niente da sola .
· Poter viaggiare senza limiti di tempo e con conoscenza delle lingue…Mescolarsi e confondersi in queste alterità per poter vedere e capire atteggiamenti adesso estra-nei, dall'interno…Non avere pregiudizi.
· Sensazioni fisiche, gusto, cibo, tatto…Desiderio di cose nuove, che (magari) esca-no dai miei schemi…Desiderio di condivisione e di scambio.
· Sole, vestiti colorati e morbidezza, viaggiare, profumi, luci, calore, piedi nudi.
Riflessione, racconto, raccontarsi…Condivisione delle situazioni delle don-ne…Nuovo modello universale…Autonomia , proprio linguag-gio…Collaborazione, ascolto…Rosso, giallo,blu.
· Varietà, mescolanza, scambio, incontro, relazione, dialogo, solarità, sapori, pro-fumi.
· Tolleranza, arricchimento, capire meglio se stessi attraverso l'altro, integrazione, collaborazione, aiuto reciproco, pace, rispetto.
· Capacità di rendermi completamente permeabile a una cultura 'altra'.
· Relazioni più chiare…Rispetto degli spazi…Condivisione…Comprensione.
· Nei confronti delle donne: entrare in relazione, senza vergogna, senza diffidenza …Scoprire nell'altra un'amica, non una presenza pericolosa e destabilizzante delle nostre 'certezze'.
Nei confronti degli uomini: essere visibile, essere ascoltata, poter essere.
· Liberarsi delle proprie paure, poter esprimersi, confrontarsi, valorizzarsi.
· Liberarsi da tutti i condizionamenti e i modelli che ostacolano la vera essenza. L'autenticità.
· Desiderio come utopia…Utopia di un mondo di eguali…Tutti uguali e ognuno u-nico… Riconoscimento dell'unicità di ogni persona, indipendentemente dal gene-re, dalla 'razza', dalla religione… Utopia di un mondo non omologato,non massi-ficato.
· Affondare tutti gli integralismi religiosi…Ammorbidire la competitività tra le donne.
· Il rifiuto dell'alterità deriva dall'ignoranza, perciò vorrei che si potesse fare una maggiore attività di sensibilizzazione verso le differenze di 'razza', di cultura, di genere.
· Vorrei che tutti fossero curiosi, aperti, disposti a mettersi continuamente in discus-sione, perché solo attraverso il confronto continuo, sia con se stessi che con gli al-tri, si cresce.
· Desiderio di un mondo di donne compagne di strada e di vita. Un mondo che ci vede vivere e non essere oggetto di mercato, di progetti altrui (mi sento demago-gica). Noi protagoniste nella costruzione della nostra vita.
Oggi, per esempio, insieme, avendo più tempo, come si potrebbe continuare? Io desidero cosa? Non ho il tempo di formularlo, ho paura?


difese

· Diventare il più possibile anonimi, non esporsi, non parlare, isolarsi il più possibi-le, coltivare se stessi.
· Elaborare nella cultura ciò che facciamo fatica a vivere direttamente sulla pelle.
· Mascherare stati d'animo…Aggressività.
· Ricerca di protezione nel proprio mondo…Richiamo a valori considerati universa-li e di scontata giustizia.
· Mantenere il mio spazio per preservare la mia identità.
· Non mi permetto (quasi) mai di pensare male degli stranieri, così cerco di esorciz-zarne la paura.
· Mantenere le distanze.
· Le difese non le formulo, è troppo difficile. Sono tante e indefinite.
· Etnocentrismo: sono culturalmente 'avanzata'.
· Chiusura…Ostilità…Reciprocità: io ti do qualcosa se tu nel tuo paese fai altrettan-to…L'altro ha una cultura che reputo, a volte, retrograda.
· Chiusura.
· Io quando vengo guardata in modo 'diverso' da un'altra persona, mi difendo chiu-dendomi in me stessa.
· Difesa da ciò che mi sono conquistata…Difesa da ciò che sento come violenza e aggressione nei miei confronti…Difesa come atteggiamento di chiusura e diffi-denza soprattutto nei confronti dello straniero maghrebino maschio.
· Mi difendo con l'indifferenza verso le persone…che è diverso dal non ascoltarle.
· Razionalmente non vorrei averne…Istintivamente: riscoprire le mie radici e valo-rizzarle.

Ore 15.05 Allo scadere del tempo le partecipanti si riuniscono in piccoli gruppi (per 40 minuti), raccolgono le schede anonime in tre mucchi, poi le leggono; insieme pro-vano a verificare se vi siano immagini ricorrenti, stereotipi, pensieri o valutazioni che in altri contesti avrebbero, magari , stigmatizzato, e cominciano a interrogarsi sul loro significato.

Ore 15.45 I gruppi ritornano in plenaria, i/le portavoce dei gruppi riferiscono quanto é emerso (15 minuti).

Riportiamo di seguito le sintesi scritte proposte dai quattro sottogruppi


c) SINTESI PROPOSTE DAI SOTTOGRUPPI

PAURE

GRUPPO (1)
*STEREOTIPI
*INTEGRALISMO
*L'ALTRO CHE CI GUARDA E NON VEDE
*PREGIUDIZI
*NON RISPETTO
*SUBORDINAZIONE
*PIETISMO
*NON EMANCIPAZIONE

GRUPPO (2)
*PAURA DI PERDERCI
*PAURA DEL DOMINIO : DOMINARE/ESSERE DOMINATI

GRUPPO (3)
*VIOLENZA SESSUALE
*PAURA DI ESSERE INVASE
*PAURA DEL PROPRIO RAZZISMO
*PAURA DELL'IGNOTO

GRUPPO (4)
*PAURA DELL'IGNOTO
*PAURA DELLA FATICA DI CAMBIARE
*PAURA DI RINUNCIARE ALLE CERTEZZE
*PAURA DELLA VIOLENZA FISICA DEL MASCHIO


DESIDERI

GRUPPO (1)
*CONOSCERE L'IGNOTO
*CONOSCERE CULTURE E RAZIONALITA' DIVERSE
*RITROVARE EMOZIONI, COLORI,VIAGGI,NOVITA'SOGNI,EVASIONE.
*ESSERE CAPACI DI DARE E RICEVERE RISPETTO,AIUTO ,TOLLERANZA,
SCAMBIO,PACE
*TROVARE UN LINGUAGGIO DIVERSO PER RACCONTARSI AD ALTRI
*INCONTRARE ALTRE PERSONE

GRUPPO (2)
*CAPIRE SE STESSI E L'ALTRO/A
* MANTENENDO LA PROPRIA IDENTITA' E LA PERMEABILITA'
* ESSERE CAPACI DI SCAMBIO FISICO
*ACCETTARE LA DIVERSITA' E IL CONFRONTO

GRUPPO (3)
*REALIZZARE UNA RELAZIONE PIU'CHIARA TRA DONNE E CON GLI AL-TRI
*ESSERE CAPACI DI COMPLICITA'PIU'CHE DI COMPETIZIONE
*AFFONDARE TUTTI GLI INTEGRALISMI

GRUPPO (4)
*MIMETIZZARSI: CON LA PELLE UGUALE COSI'DIVERSI DENTRO
*VIAGGIARE PER CAPIRE
*MANTENERE LA PROPRIA IDENTITA'
*LIBERARSI DALLA PAURA
*DIVENTARE CONSAPEVOLI DELLE CONTRADDIZIONI

DIFESE

GRUPPO ( 1)
*RICERCA DI PROTEZIONE NEL NOTO
*CHIUSURA

GRUPPO ( 2)
*ETNOCENTRISMO

GRUPPO ( 3)
*MANTENERE LE DISTANZE
*MASCHERARE GLI STATI D'ANIMO

GRUPPO ( 4)
*CHIUSURA COME DIFESA PER PAURA DI PERDERE LE PROPRIE CER-TEZZE
*MANCANZA DI ASCOLTO
*DIFFIDENZA
*PERCHE' LA TOLLERANZA?

Ore 16.00 I partecipanti si confrontano sulle ricorrenze, gli stereotipi, le immagini, le paure, i desideri, le difese, sui significati, su ciò che l'alterità evoca in ognuno/a .


d) RIFLESSIONI CONCLUSIVE

Riconoscere paure e difese, liberare i desideri, incontrare l'altro/a

Ore 16.30 Conclusione del laboratorio.

Conduttrice:
"E' stato riconosciuto ed, in parte, elaborato nel gruppo il timore di perdersi: di per-dere la propria identità, le proprie certezze.
E' stato visto come l'altro/a possa diventare oggetto di proiezione delle proprie insi-curezze e possa finire così per rappresentare simbolicamente tutto ciò che non si vuole vedere o accettare di sé :
dominare ed essere dominati; essere violente o violentate; essere invase o invadenti; subordinate o emancipate; essere visibili o invisibili all' altro/a.
Sono stati nominati e riconosciuti come difese atteggiamenti culturali come l'etnocentrismo o l'intolleranza e modi di essere come la chiusura, la diffidenza, il te-nere le distanze, la mancanza di ascolto.
Riuscire a guardare paure e difese e a condividerle in gruppo, ha consentito di libera-re i propri desideri: conoscere l'ignoto, culture e razionalità diverse; ritrovare le emo-zioni dell'evasione e del viaggio, lo spaesamento e l'incontro, le voci, i colori, i sapo-ri; essere capaci di scambio e di rispetto e trovare parole nuove per raccontarsi.
Il desiderio dell'incontro e del confronto si è legato a quello di conoscere meglio se stessi e di capirsi: di essere fedeli alla propria identità senza temere la differenza; di liberarsi dalla paura, di raggiungere una maggiore consapevolezza; di essere capaci di relazioni più chiare, fatte di maggiore complicità e di minore competizione."