ADONIS

 

QUESTA CIVILTA’ MALATA

trad. MARZIA BARATTO 

                    

Il poeta Adonis condanna il terrorismo in tutte le sue forme, ma rifiuta la guerra come mezzo per combatterlo. Non c’è una civiltà araba che può competere con la civiltà occidentale, inoltre la guerra ha messo in evidenza che non si possono mettere tutti i musulmani in un’unica posizione omogenea. La civiltà moderna è malata perché non ha dato all’uomo valore in sé e per sé.


Ripetendo, è necessario condannare il terrorismo in tutte le sue forme, per qualunque causa sia, da qualsiasi parte provenga: che sia individuale, di un’organizzazione o statale.
Ripetendo, è necessario condannare questa guerra per un motivo fondamentale, non è lo strumento migliore e più efficace per annientare il terrorismo, se questo è effettivamente il suo vero scopo.
Soprattutto, si suppone che tutti sappiano che Bin Laden non è un fenomeno unico e raro nella storia arabo-islamica, è una nuova variante. Quindi, il problema non è semplicemente eliminare questa variante, ma eliminare le cause nascoste dietro questo fenomeno.
Queste, in ultima analisi, non sono nate all’interno del mondo arabo-islamico, ma provengono, in primo luogo, soprattutto nei suoi aspetti politici, dal mondo occidentale esterno: sono nati dalla sua considerazione verso gli arabi e la sua politica contro gli arabi.
Ma questa guerra, in sé stessa, ha fatto del terrorismo un fenomeno universale, e quindi si dovrebbe occupare di sradicare le sue radici universali. L’aspetto tragi-comica è che non riconosce nel terrorismo un fenomeno universale e non si occupa di sradicare le sue radici universali.
Un altro aspetto tragi-comico, di cui l’umanità non conosce niente di simile, è che questa guerra ha lanciato sul popolo afgano le bombe che lo hanno distrutto e allo stesso tempo, gli ha dato il pane che placa la sua fame.
E’ necessario, quindi, che questa guerra sia un’occasione per ritornare a una maggiore riflessione, civilmente, sulla condizione umana, ad un livello universale da un punto di vista generale, e sulla condizione arabo-islamica, da un punto di vista particolare, in qualità di luogo delle accuse e nella qualità che rappresenta adesso, obiettivamente: il capro espiatorio del terrorismo “fondamentalista” e “politico” in tutto il mondo, l’occasione che ha dato a questa riflessione l’opportunità di completare, soprattutto, una serie di temi abituali: “conflitto di civiltà”.
Chiediamo a livello universale: è possibile che una civiltà araba combatte la civiltà occidentale o si combattano l’una con l’altra?
Tutti sanno che la civiltà araba, nel suo significato storico, è finita. Quindi non è più possibile combattere contro la scienza di Bin Al-Hisham e i suoi compagni scienziati, o la filosofia di Ibn Rashid e i suoi compagni filosofi, o la medicina di Ibn Sina e i suoi compagni medici, o l’arte di Al-Wastaye e Imra Al-Qais e i loro compagni artisti e poeti o contro l’architettura edilizia arabo-islamica che ha preso posto anche a Cordoba e Granata; e queste sono lotte innovative da cui l’occidente ha ricevuto poco o molto, ne ha tratto un vantaggio, costruendovi le basi della sua civiltà, cosicché è diventato esso stesso, in un modo o nell’altro, una parte del mondo occidentale.
Per quanto riguarda l’epoca recente, gli arabi e i musulmani, da un punto di vista civile, sono parte del mondo occidentale e sono in una posizione consumata non in quella produttiva, e sono necessariamente in una posizione subordinata, e quindi non hanno, civilmente, ciò che sfida l’occidente a combatterli. Dove sono quindi i presupposti del conflitto? E quali sono?
La risposta al conflitto, in cui gli arabi si sono gettati in passato, in un’epoca che è finita, quando erano in una posizione di realizzazione civile, in una qualsiasi posizione di forza e di attacco alla ricerca di un nuovo spazio, e questa lotta non consisteva nell’eliminare il cristianesimo in qualità di religione, ma nel privare la religione cristiana della sua essenza, precisamente, una forza politica che si oppone alla forza politica islamica, mentre aveva ottenuto il sopravvento su questo lato politico; queste tre religioni, cristianesimo, ebraismo e islam, convergono e si armonizzano in qualità di visioni umane e civili diverse e complete, e questo si è realizzato spontaneamente, come tutti sanno, a Damasco, Bagdad e soprattutto in Andalusia.
Oggi, lo scopo del conflitto di civiltà, in riferimento all’occidente, è, con precisione, privare la religione islamica della sua essenza, cioè una forza politica a cui si oppone la forza occidentale che si trova adesso in una posizione di realizzazione superiore, e cercare uno spazio per diffondere questa realizzazione; così, il tema del “conflitto di civiltà”, in profondità, è un autentico tema politico, un tema conseguente, e una egemonia camuffata per nascondere le “civiltà”; e aggiungo che questa guerra ha messo in evidenza che non si possono mettere tutti i musulmani sullo stesso piano uniforme, né teoricamente né praticamente.
Ci sono numerose e differenti interpretazioni dell’Islam, a livello di organizzazioni, gruppi e individui, che derivano da posizioni teoriche e esercizi pratici numerosi e vari, cosicché si può dire, in sintesi, che non c’è un solo Islam, per potere dire che un unico cristianesimo si oppone a questo unico Islam.
Per quanto riguarda il piano arabo, questa guerra è un’occasione per aumentare la riflessione radicale sulla realtà araba, alla luce del secolo precedente, che è stato un secolo di disfatte e di grandi ritirate, sotto tutti gli aspetti, e alla luce di questo secolo che sopraggiunge, nel quale noi arabi sembriamo come decisi a continuare le nostre disfatte e ritirate.
La prima considerazione a proposito di questa riflessione, è che gli Stati arabi e islamici hanno dato agli Stati Uniti, tacitamente o apertamente, l’egemonia “assoluta” sul mondo, dopo l’egemonia economica e politica: ospitare i valori (libertà, giustizia, diritto, resistenza, violenza, terrorismo, ecc…), stabilire le norme, il diritto di difesa e la guerra, adattandosi a questa classificazione e a questa limitazione; così questi Stati hanno dato agli Stati Uniti l’opportunità di disporre liberamente degli arabi, come se fossero i “custodi” della giustizia, del diritto, della libertà e di tutti i valori del mondo di oggi, come se il suo esercito fosse una regola per proteggere questi valori, e chi non è con loro in tutto ciò, è contro di loro.
Il meno che rappresenta l’immediato momento della civiltà moderna è che un presente “malato”, sia che venga chiamato “ebraico-cristiano”, “islamico”, “buddista”, “induista” o “africano” ecc.., o tutti questi insieme, la situazione non cambia in un modo o nell’altro, varia nel livello, in base ai popoli, i territori, le circostanze storiche e sociali.
Questa malattia, secondo me, appare nel fatto che l’uomo non è tornato ai valori in sé e per sé, in quanto uomo, qualunque sia la sua patria e la sua appartenenza; l’uomo a cominciato ad agire per un semplice impiego e assunzione, per un semplice strumento o una cosa, anzi è diventato egli stesso una macchina ma essa ha cominciato rapidamente a rivoltarsi contro di lui: come l’uomo si è ribellato contro il suo creatore, allo stesso modo la macchina si ribellerà, anche lei, contro l’uomo.
Perciò la condizione della civiltà moderna oltrepassa la semplice critica, per una ricostruzione; la questione essenziale alla luce di ciò che accade nel mondo di oggi è ricostruirlo secondo un nuovo modo di vedere, e una nuova esperienza, umanamente e civilmente.

Il poeta siriano Adonis è nato nel 1930 ed è uno dei più importanti rappresentanti della modernità nella letteratura araba.



pubblicato: 24-04-2003

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